Archivio per Giugno 2008

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Ciao..

Giugno 12, 2008

Amore, sono incinta. Si, sono sicura. Si, è tuo! Scemo!
Non lo so, credo forse quel fine settimana che siamo andati in campeggio, non ti ricordi? Io avevo sonno, tu avevi bevuto e ci siamo dimenticati di stare attenti.
Si amore, io sono contenta! E tu? Lo so, lo so, la casa e tutto il resto, ma non ti devi preoccupare, perchè dove si stava in due io e te possiamo starci io e lui, o lei. Bastare stare stretti stretti, no?
Ne ho fatti quattro di test, me li ha comprati Elena perchè io mi vergognavo..lo sai come sono, faccio tanto la scema ma poi, bè..
Lo so da due settimane. Non l’ho ancora detto a nessuno, volevo che prima lo sapessi tu, ma fino ad oggi non sono riuscita a passare a trovarti. Mi spiace, sarei voluta venire prima. Ma non ce l’ho fatta.
Ti hanno voluto seppellire così lontano da casa nostra, io non volevo ma non sono che quella che conviveva con te. Fossi stata tua moglie, magari, mi avrebbero ascoltato.
No, non me la sono presa, sai che tanto per me ci sei sempre ovunque io sia.
Te lo lascio qui il test di gravidanza, vedi? Due strisce rosa. Lo appoggio accanto ai fiori. Anzi no, glielo metto proprio in mezzo ai fiori. Te li ha portati appena colti stamattina la tua mamma, almeno sono sicura che per qualche giorno nessuno li butta via.
Ciao amore, torno presto, la prossima volta magari ti posso portare l’ecografia. Ciao amore, ciao..

FairyVisions

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Magie

Giugno 12, 2008

C’era una volta una bambina. E c’era una volta una nonna. Già, “c’era”. Perchè ora non c’è più.
E la sveglia suona sempre alla stessa ora e il sole continua a sorgere e a illuminare il gazebo in giardino.
Ci ho passato tanti pomeriggi in quel giardino, correvo tra gli alberi e saltavo nel prato. Poi raggiungevo la nonna per la merenda e una carezza.
Anche se si cresce, si matura, si lavora, ci si innamora..quelle carezze non si dimenticano mai.
E la sveglia suona sempre alla stessa ora, si. Anche stamattina. Che mi devo alzare, vestire e andare all’obitorio perchè è così che si usa fare quando qualcuno ci lascia. E’ morta in ospedale, non nel suo letto. E’ morta con addosso una camicia da notte sdrucita, non la sua di lana fatta con le sue mani.
E mi devo alzare, che altrimenti non faccio in tempo a vederla per l’ultima volta.
Stamattina non c’è un alito di vento. In collina, dove abitiamo noi, c’è sempre vento, e quando non c’è si preoccupano tutti perchè c’è una calma surreale che evoca pensieri di catastrofi imminenti. E lei non poteva morire che in un giorno senza vento. Così che anche chi non la conosceva si sente nello stato d’animo di compassione per andare a salutarla un’ultima volta.
Non c’è nessuno per strada, arrivo in un attimo, anche se avrei voluto trovare mille intoppi e mille scuse per non arrivare in tempo. Come quando, da piccola, dimenticavo apposta di pettinarmi i capelli e lei mi mandava in camera di corsa mentre pregava l’autista dell’autobus di aspettarmi “perchè mia nipote la mattina dorme in piedi”.
Un battito di ciglia e sono già in obitorio. Saluto con un cenno, io che odio smancerie e cerimonie, oggi ho una scusa per evitare di far finta di volervi bene a tutti. Parenti serpenti, mai è stata inventata frase più adatta. Ma lei vi ha fregato, perchè ha lasciato tutto a mio padre. E fate pure finta di offrivi di dare un mano. Ve lo dico io dove dovete mettervela quella mano.
Arrivo da lei, mi sorride, è serena. Piccola piccola nel vestito della festa, in una bara di mogano, con un fiore in mano e la catenina di sua madre. Piccola nonna, ti ho negli occhi ogni giorno.
Lasciateci sole, lei non vi vuole, me lo dice con gli occhi chiusi e il sorriso serrato. Non vi vuole e non vi voglio nemmeno io. Voglio stare io con lei, io soltanto.
E passano ore che sembrano secondi. Volevo rimanere solo un po’ e poi scappare e invece da mattina a sera non mi sono mossa dal suo fianco, allontanando parenti e ingoiando tutto quello che avrei voluto dire.

E poi arriva, l’omino delle casse. Da noi si chiama così, il signore silenzioso che accenna un saluto e che ha l’ingrato compito di chiudere per sempre lo spiraglio d’amore e dolore a cui ci si aggrappa fino all’ultimo istante.

Solo a mio padre permetto di toccarla, suo figlio. Lui l’ha amata davvero. Ma l’ho amata più io, era mia. Era nonna, era amica, era la mia guida del mondo. Mi ha insegnato a leggere, scrivere, capire e sognare. Mi ha preso per mano e non mi ha mai lasciato. Anche adesso, anche se la mano è rigida e fredda io so che lei la vorrebbe stringere con tutte le forze e restare con me.

Si dice che le anime dei morti, a volte, ci diano l’ultimo saluto sotto forma di farfalle bianche.
Allora io comincio a guardare la fessura che si fa sempre più piccola. E non so se per magia o per amore una piccola farfalla si alza e mi vola vicino. Mi sfiora il viso e poi lenta, elegante, va verso il sole, un ultimo battito d’ali, di vita.

FairyVisions

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Si comincia

Giugno 12, 2008

Quando vado in libreria con l’intento di comprare di solito comincio a scegliere secondo i colori della copertina e secondo, soprattutto, quello che mi trasmette. Poi passo alla quarta di copertina, leggo con attenzione mi faccio un’idea. Se non sono ancora convinta provo a leggere le prime righe del primo capitolo.

Le prime righe sono decisive, delineano lo stile e il ritmo già con poche parole. Devi essere bravo perchè il lettore si stufa in fretta.
E così questo post. Cosa scrivo, cosa non scrivo, ci ho pensato su un po’.

Ma facciamo così: vi dico cosa troverete e poi starà a voi decidere se continuare a leggere, magari approfittando proprio delle prime righe.
Troverete storie, racconti, parole in libertà. Forme narrative senza regole o restrizioni, tutto quello che mi viene in mente di scrivere, a patto che abbia un filo logico.

Se tra chi leggerà ci sarà qualcuno che vorrà pubblicare qualcosa di suo non avrà che da chiedere.
Buona lettura.

FairyVisions