Archivio per Aprile 2009

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Respiri

Aprile 29, 2009

Camminavo per strada e c’era il sole. Era uno di quei viali alberati pieni di colori e di voglia di vivere. Sarà stato, credo, pomeriggio. Si, era un pomeriggio di inizio estate quando ti senti il cuore che scoppia al pensiero di tutto quello che puoi fare, e di tutti i posti che vuoi vedere e delle vacanze e dell’amore e di tutte quelle cose che in inverno ti sembrano così lontane.
Mi ricordo che quel giorno mi ero alzata presto, avevo fatto colazione con il mio solito caffè senza zucchero perchè l’estate fa anche questo, ti mette a dieta, e tu ti immagini con il tuo costume nuovo, quei tre o quattro chili in più spariti, e sogni le sere in riva al mare con una mano nella mano del tuo amore e nell’altra qualcosa di spensierato da bere.
Mi pare che presi la macchina per andare a lavoro quella mattina. O forse la bici, no, presi la macchina. Parcheggiai qualche isolato prima dell’ufficio, proprio vicinissimo a quel viale alberato, e decisi che sarei arrivata un po’ in anticipo così da fare due passi a piedi e magari, perchè no, fermarmi a comprare il giornale. Non lo facevo da anni, di prendermela con calma, di assaporare i momenti, di respirare senza l’affanno della fretta.
E si, feci proprio così, ricordo bene.
Arrivai a lavoro in orario preciso, leggera e propositiva.
La mattinata passò frenetica, non ebbi nemmeno il tempo di volare con i pensieri ai miei sogni e ai miei progetti. Infatti quando fui chiamata nell’ufficio del direttore tutto mi aspettavo fuorchè quello che mi avrebbe detto.
Dieci minuti di conversazione e mi ritrovai licenziata. Tagli dei costi, settore in crisi, le solite scuse. “Hai mezzo’ora, saluta tutti e poi vai a casa”.
Un po’ frastornata ma comunque serena, racimolai le mie cose e salutai le colleghe, un veloce scambio di numeri e di promesse di rivedersi presto, e alle 1.30 del pomeriggio ero fuori.
Ti chiamai al cellulare ma lo trovai spento. Poco male, tempo per ordinare i pensieri e trovare un modo per dirtelo, pensai. Alle 2.00 ero di fronte al mio bar preferito. Un panino me lo meritavo, così mangiai leggendo il giornale comprato al mattino ridendo del tempismo di quell’avvenimento.
Alle 2.30 mi alzai, pagai il conto e mi diressi verso il viale alberato vicino a dove avevo parcheggiato la macchina. Passi lenti, respiri pieni, pensieri a frotte. In quel momento mi sentivo la vita in mano, potevo fare tutto, potevo ricominciare, tu guadagnavi bene e non c’erano urgenze particolari a darmi il tormento.
Potevamo finalmente pensare a mettere su famiglia, mi sarei presa un anno sabbatico o anche di più nel caso ci fosse voluto più tempo a mettere in cantiere un bambino.
Ti chiamai di nuovo al cellulare, ancora spento. Chiamai la tua segretaria, mi disse che eri uscito a pranzo. Pazienza, parleremo stasera con calma, a casa nostra, con la giusta intimità che serve per certi discorsi.
Mi fermai a prendere un gelato e continuai a camminare, ero così stranamente rilassata che mi avviai a piedi verso casa.  Poi mi ricordai della macchina, e a malincuore tornai indietro a prenderla.
Un lavoro perso, ma non rimpianto. Una giornata di sole, tanti propositi e decisioni da prendere. La mia vita nelle mie mani, tu, io e il nostro amore.
Arrivata a metà del viale scorsi in fondo la macchina, camminavo lentamente, centellinavo i passi, centellinavo i respiri. Poi cominciai a respirare sempre peggio, sempre più con affanno, pensai di sedermi su una panchina ma non riuscii a raggiungerla.
Era una giornata di sole ma l’asfalto era freddo, mi ricordo che una signora tanto gentile si avvicinò con il volto pallido e comincio a chiedermi incessantemente come mi sentissi e quale fosse il mio nome. Non ricordo se le dissi qualcosa oppure rimasi in silenzio. Però mi sentivo serena, distesi bene le gambe e attesi che il malessere passasse.
Camminavo per strada e c’era il sole. Era un viale alberato pieno di colori e il mio cuore era pieno di sogni.
Raccontalo ai nostri amici, alla mia famiglia, raccontalo a tutti quelli che mi conoscevano.
Ma in realtà non puoi raccontarlo a nessuno, perchè non sai dei miei progetti e della mia voglia di vivere di quel giorno, non sai che volevo guardare avanti e dimenticarmi del lavoro, non sai che volevo solo stare con te e invecchiare insieme e mai come quel giorno questo desiderio era stato così forte.
No, non lo sai. Sai solo che alle 13.00 mi hanno licenziata, in un’orario imprecisato tra le 13.30 e le 14.30 ho mangiato, e alle 15.00 esatte sono morta, in una giornata di sole, in un viale alberato, pieno di colori.